Minimalhome
Ci sono progetti che nascono da un brief preciso, e progetti che nascono da un’ossessione. Questo è il secondo caso. Tutto è partito da una domanda che mi giro in testa da anni: cosa succede se tolgo a un libro la sua funzione più ovvia, cioè quella di essere letto? Quando Minimalhome mi ha coinvolto per sviluppare un nuovo complemento d’arredo, ho colto l’occasione per trasformare questa idea in un vero e proprio libro di design, capace di stare su uno scaffale non come contenitore di storie, ma come oggetto e basta.
Il punto di partenza è stato “Guida galattica per autostoppisti”. Quel titolo, quell’ironia british, quella capacità di prendere concetti enormi e restituirli con leggerezza, mi hanno sempre affascinato. Ho pensato: e se costruissi un libro di design che riporta sul dorso “il significato della vita”, ma che in realtà è un blocco unico di plastica, impossibile da aprire? Non un libro, ma l’idea di un libro. Un oggetto che promette una risposta e la nega, lasciando spazio all’ironia e alla riflessione.
La sfida che mi sono posto era chiara: sviluppare un oggetto semplice, pulito, minimale. Niente decorazioni superflue, niente distrazioni formali. Ogni linea doveva essere lì per un motivo. È qui che torna la lezione della Scuola di Ulm, che applico in ogni mio progetto: il design è la soluzione logica di un problema. In questo caso il problema non era funzionale in senso stretto, ma concettuale: dare forma fisica a un paradosso.
Ho lavorato il volume come se fosse davvero un libro chiuso, curando proporzioni, spessore del dorso e finitura della plastica per restituire la credibilità di una rilegatura vera. Il risultato funziona come reggilibro, pensato per stare in verticale su uno scaffale accanto ad altri volumi. Minimalhome ha scelto un ulteriore passo, che apprezzo molto: lasciare il dorso personalizzabile, così che chi acquista questo libro di design possa scriverci il titolo che preferisce, trasformando l’oggetto in un piccolo gioco privato tra sé e i propri ospiti.
Progettare un libro di design che non si apre mi ha ricordato quanto il design possa lavorare anche sul piano simbolico, non solo su quello ergonomico. A volte la soluzione più logica a un problema è proprio quella di rompere un’aspettativa, con rigore e senza fronzoli.
Puoi trovare il libro impossibile LIBRO DALIA
Se questo tipo di progetti concettuali vi incuriosisce, trovate altri lavori simili nel mio portfolio: passate a dare un’occhiata al sito o scrivetemi per raccontarmi la vostra idea.